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N.B.: i miei racconti possono contenere parole in dialetto o in forma dialettale barese: NIENTE PAURA... alla pagina 777 ci sono i sottotitoli... (*◕‿◕*)
La storie che leggerete sono liberamente e parzialmente ispirate a fatti realmente accaduti.
I riferimenti a personaggi, i singoli eventi narrati, i nomi, i dialoghi e i luoghi possono essere frutto della mia fantasia e di esigenze e finalità artistico/narrative.

giovedì 6 settembre 2012

UN CANE ACROBATA



Date da bere agli assetati...

Quest’estate che sta ormai volgendo al termine, sarà ricordata come una delle più roventi degli ultimi anni. Infatti, con tutti gli anticicloni che si sono susseguiti, che hanno fatto alzare le temperature alle stelle… CARONTE, MINOSSE, LUCIFERO, ecc...

 

Tutti quanti abbiamo cercato di difenderci come potevamo: scorte di acqua e di ghiaccioli, un bel tuffo al mare e tanti rimedi della nonna, per resistere al caldo.
Naturalmente i più penalizzati sono, come al solito, anziani e bambini, che soffrono più di noi la calura di questa stagione… Ma anche gli animali non sono da meno

L’altro giorno mi capitò di vedere un cane che era sicuramente assetato, giacché aveva una lingua lunga, segno evidente di sete. E questo mi fece ricordare come un’altra volta, d’estate e precisamente nella settimana di Ferragosto, fui involontario protagonista di una storiella dai risvolti tragicomici…

Sia io che mia moglie trascorrevamo le ferie a casa e, nella mattinata eravamo stati al mare, poiché le temperature, anche quell’anno, erano piuttosto bollenti. Al ritorno, a pranzo una gustosa insalata e della frutta fresca, erano il giusto modo per idratarci da un caldo che non dava tregua.

Dopo pranzo cedemmo a una rilassante pennichella che, nelle nostre intenzioni, avrebbe avuto lo scopo di rigenerarci…

Non avevamo fatto i conti, però, con un cane randagio che (poverino) si avventurava in pieno pomeriggio, nelle strade del mio paese, alla ricerca di una fonte d’acqua. O quantomeno, cercava un posto al riparo dal sole, un albero o una zona d’ombra che gli permettesse di trascorrere un po’ di tempo al fresco.

Occorre fare una piccola premessa: abitiamo in una casa singola che si trova all’angolo fra due strade e in una di esse, da un po’ di tempo, era in costruzione una palazzina di due piani, accanto alla casa di mio cognato, nostro vicino di casa.

Nella settimana del Ferragosto, le attività di costruzione si erano fermate per il tradizionale periodo di ferie, per cui nel cantiere non c’era nessuno. Siccome il palazzo non era completato, laddove oggi sorge il portone d’ingresso, era stata sistemata una lamiera, a copertura dell’accesso al cantiere.

Il cane, passando dalla nostra strada, notò quest’oasi di fresco e tranquillità e pensò bene di entrarvi, alla ricerca dell’ombra e magari dell’acqua. Nel tentativo di spostare la lamiera fece un po’ di rumore e quindi non passò inosservato a una ragazzina che si trovava sul balcone di una casa di fronte alla costruzione.

Intanto il cane era riuscito a entrare ma la ragazzina avvertì suo padre che, con l’aiuto di due amici, pensò bene di cacciar via l’ospite indesiderato, con il solo risultato di spaventare l’animale che, impaurito, anziché scappar via uscendo da dove era entrato, saliva al piano superiore, per la disperazione…

I tre uomini, armati di scope e spranghe, urlavano al cane di scendere (!), ma questi, per tutta risposta, abbaiava e ringhiava. Nel frattempo noi eravamo caduti in un sonno profondo, per cui non sentivamo nulla di quello che stava accadendo.
 
Anche i tre uomini si resero conto che sarebbe stato difficile, convincere il cane a scendere dal palazzo e tentarono, tutti insieme, una sortita per costringere l’animale a scendere.
Questi ancora più spaventato, arrivò fin sopra il terrazzo e, non avendo altra via di fuga, aveva capito che i tre l’avrebbero aggredito, abbaiando e ringhiando sempre più forte, si lanciò dal tetto del cantiere, andando a finire sul terrazzo della casa di mio cognato.

Allora i tre “Giustizieri della Legge” pensarono bene di citofonare e avvertire mio cognato che sulla sua casa vi era un pericoloso cane che abbaiava e ringhiava…

Mio cognato rimase piuttosto divertito da quest’affermazione, poiché non si capacitava di come fosse arrivato un cane sulla sua testa, ma quando i tre gli spiegarono le dinamiche della situazione, anch’egli armato di scopa (nondimeno), cercò di “parlamentare” col cane, sempre più assetato…

E sempre più assediato, al punto che “i quattro dell’Apocalisse”, riuscirono a salire sul secondo terrazzo, costringendo ancora una volta il malcapitato animale esausto, con la forza della disperazione, a un secondo balzo, questa volta sul mio terrazzo…

Solo a quel punto, il trambusto e le urla della gente, ci risvegliarono dal sonno ristoratore e in pochissimo tempo, intuimmo che la “rogna” era stata scaricata a noi[1]. Infatti, sia mio cognato che gli altri “tre moschettieri” si ritirarono in buon ordine, lasciando al sottoscritto, la “patata bollente” di negoziare la resa del cane, che non la smetteva di ringhiare e abbaiare, probabilmente per l’enorme spavento.

In quei momenti di assoluto panico, l’unica cosa razionale che mi venne di fare fu quella di scendere in strada e capire quali potevano essere le mosse del cane che, effettivamente, era riuscito a calmarsi e a trovare un po’ di refrigerio, all’ombra del torrino del terrazzo... 

Quindi non abbaiava più, ma noi sapevamo che era lì e, soprattutto, da lì era imprigionato, poiché non poteva più tornare indietro: doveva solamente scendere dalla porta del nostro terrazzo, entrando in casa mia e uscendo dalla porta principale oppure lanciarsi ancora una volta nel vuoto e questa volta, finendo in strada. CHE SITUAZIONE!

<<Che si fa?>> mi chiedeva impaurita mia moglie. Ed io fingendo una sicurezza da far invidia a James Bond, le risposi: <<Non ti preoccupare… Mò chiamiamo i Vigili>>.

Telefonammo al Comando dei Vigili Urbani che, giustamente, il 15 agosto alle 3 del pomeriggio, non potevano certamente essere in servizio e quindi ci rivolgemmo dai Carabinieri, i quali ci dissero di chiamare, in questi casi, i Vigili del Fuoco, perché loro si occupavano di persone e non di animali[2].

Chiamai finalmente i Vigili del Fuoco e dopo una serie d’incredulità da parte dell’operatore, che voleva essere spiegato per bene tutto l’accaduto, mi promise[3] che una camionetta, sarebbe venuta a “salvarci”.

Passarono circa quaranta interminabili minuti, durante i quali il sottoscritto era sempre fuori di casa, tenendo costantemente sotto controllo il cane che, nel frattempo si era affacciato al terrazzo, quasi in segno di scherno, come se stesse gustandosi la scena di cosa succedeva di sotto.
Pareva essere lui il padrone di casa e noi (poiché era scesa anche mia moglie), invece, lì a chiedergli di poter rientrare…

Infatti, normalmente alle tre del pomeriggio d’estate, in paese non passa mai nessuno, sia in macchina e sia a piedi. Quel giorno, sembrava che tutti si fossero dato appuntamento, per passare davanti a casa mia e osservare il “CANE ACROBATA” e cercare di capire come fosse arrivato lassù… e noi che eravamo costretti a soddisfare la curiosità della gente, nel raccontare l’accaduto. E giù grasse risate… MALEDETTI!
 
 
Finalmente arrivò la CAVALLERIA e in breve tempo, i pompieri capirono che il cane era solamente assetato e ci chiesero una bacinella d’acqua. Dopo pochissimi minuti, il cane sufficientemente rifocillato, si lasciò prendere in braccio da un vigile del fuoco, che lo fece uscire da casa nostra, passando dalla scala interna dell’abitazione e uscendo dalla porta d’ingresso, manco fosse stato un principe…

A quel punto la ragazzina che aveva scatenato il putiferio, dal suo balcone, applaudì felicissima la buona conclusione della vicenda,  guadagnandosi però le benedizioni per lei e per tutta la sua famiglia, antenati compresi, da parte mia e di mia moglie, che volevamo, invece, trascorrere un pomeriggio di assoluta tranquillità.


[1] La mia casa è l’ultima nella via: dopodiché c’è solo la strada
[2] Secondo me, i Carabinieri interpretarono la mia telefonata come quella di un buontempone che, il giorno di Ferragosto si voleva divertire con loro e non mi presero sul serio. Come poteva essere arrivato un cane sul terrazzo di una persona? Volando? (Fu la prima osservazione che mi fecero, non conoscendo la zona)
[3] Dopo due telefonate e con la minaccia di rivolgermi all’Autorità Giudiziaria, per una denuncia

mercoledì 22 agosto 2012

LA GRANDE ILLUSIONE


La danza degli All Blacks

La lingua italiana, si sa, è una delle più difficili da apprendere, forse assieme al giapponese...
Sia per la ricchezza dei vocaboli e sia perché questi possono essere usati in vari modi, dando alle frasi un senso assolutamente diverso...

E’ quanto è capitato a me, l'altra mattina, quando, appena sveglio, ero in cucina a fare colazione...
A un certo punto, mia moglie, con una voce mista fra l'assonnato e il sensuale mi dice:

<<AMORE, POI VIENI CON ME IN CAMERA DA LETTO?>>

Confuso, farfuglio qualcosa:<<SI, PERO' DAMMI 10 MINUTI... VADO IN BAGNO>>.

Immediatamente divoro le fette biscottate e i cereali come un lupo affamato che si getta sulle pecorelle belanti, bevo avidamente la tazzona da mezzo litro di latte, come un assetato in pieno deserto e mi precipito in bagno...

Mentre, dalla specchiera, tiro fuori pennello, rasoio e schiuma da barba, rimanendo in equilibrio su un piede (manco fossi Rudolf Nureyev), con l'altro piede controllo la temperatura dell'acqua della doccia...

A un certo punto m’infilo sotto la doccia con la schiuma da barba sul viso... poi penso:<<MADO’ NON STO CAPENDO PIU' NIENTE... CALMATI VITO... FAI UNA COSA ALLA VOLTA>>.

Decido di farmi prima la barba...
Finita la barba, mi svuoto la bottiglietta del dopobarba e m’infilo sotto la doccia, cantando, come al solito, la famosa canzone dei MATIA BAZAR:<<PER UN'ORA D'AMORE NON SO CHE TI FAREI... >>.

Finita la doccia, sto per uscire dal bagno...
Apro la porta... un dubbio...
<<HO MESSO IL DOPOBARBA?>>
Ritorno dentro...
Apro l'altra confezione dell'AFTER SHAVE e me la svuoto interamente...

Dopo penso alla ciliegina finale...
Tiro fuori da un cassetto la fotografia degli ALL BLACKS (la squadra neozelandese di rugby), ritratti nell'esecuzione dell'HAKA (la danza tribale Maori, propiziatoria per le loro vittorie)...

L'appendo al muro e comincio a eseguire gli stessi passi, quando...

<<VITOOOO... CHE TI STO ASPETTANDO... SBRIGATI>>

Accelero i passi per terminare la danza che mi porterà alla Vittoria...
SONO CARICO...

Esco finalmente dal bagno, come MAMMA mi ha fatto e...

<<EHI A TE... CHE HAI CAPITO? MI DEVI DARE UNA MANO A PIEGARE IL COPRI MATERASSO, QUI SUL LETTO... CHE DA SOLA NON CE LA FACCIO>>

Resto pietrificato, fissando il maledetto lenzuolo... poi, mestamente, vado dall'altro capo del letto e, senza parole, mi metto a piegare l'oggetto dell'equivoco...

Alla fine me ne ritorno in bagno, fisso la foto degli ALL BLACKS...
Mi sembra che abbiano cambiato posa...
Mi guardano tutti, facendomi il gesto dell'ombrello...

STRAPPO VIA LA FOTO E LA BUTTO NEL WATER...
Poi m’infilo nuovamente sotto la doccia...
Questa volta la faccio GELATA... così mi "rilasso" un po'...

P.S.: I proverbi non si sbagliano mai...
QUANDO IL DIAVOLO TI ACCAREZZA... è perché vuole farti piegare le lenzuola...

lunedì 16 luglio 2012

E' NATO UN VITELLO


Un omaggio particolarmente gradito

Non tutti i mali vengono per nuocere… quante volte lo abbiamo sentito oppure detto…

E’ quello che ho pensato l’altra mattina, quando vidi tornare mia moglie (medico ginecologa) dal suo ennesimo turno di guardia notturno presso un noto Ospedale della provincia di Taranto…

In precedenza c’eravamo sentiti e mi aveva detto che era stata una notte travagliata, nella quale non era riuscita, nemmeno per un istante, a chiudere occhio…

In compenso era molto contenta perché mi disse (testuali parole):<<E’ nato un vitello!>>.

In quel momento ripensai al tempo trascorso con lei e al fatto che ci conosciamo da più di venti anni…

<<Mi ha ingannato! Allora non è vero che è ginecologa… è una veterinaria e non mi ha detto nulla>>

Già m’immaginavo che sarebbe tornata a casa con qualche bottiglia di Amaro Montenegro, come si vede in tv, durante la pubblicità…

Inoltre, durante la telefonata, aggiunse:<<Sai, ho pure ricevuto un omaggio molto gradito>>.

<<Ecco (pensai)… ora torna a casa con qualche animale della Fattoria Osella… e dove lo mettiamo?>>.

In realtà mia moglie aveva ricevuto un omaggio che, una volta a casa, ho gradito molto anch’io…

La signora in questione, una bella formosa (già quando non incinta) era moglie di uno dei più noti casari (produttori di latticini, per chi non è esperto) della zona fra Laterza e Ginosa…

Una di quelle signore sangue e latte che pesava all’incirca un centinaio di chili e che aveva “guadagnato”, in gravidanza: <<Dottoressa… appena 20 kg…>>.

Il marito, naturalmente, non era da meno…
Un omone alto 2 metri e di circa 150 kg, che aveva “preteso” che LA DOTTORESSA accettasse un piccolo presente, per aver assistito e aiutato sua moglie, durante il parto…

Insomma, quella mattina, la mia casa fu invasa da un odore gradevolissimo di ricotta di pecora, caciocavallo, scamorze e formaggi DOP, gentilmente offerti dalla famiglia di Marco Pio, un bimbetto vispo e sorridente, dal peso di circa 4,5 kg (e non poteva essere altrimenti)…
Un record per l’ospedale…





P.S.: ah dimenticavo… mia madre mi dice sempre che quando sono nato io, pesavo 5 kg
ALTRI TEMPI

venerdì 13 luglio 2012

UNA VACANZA DA RICORDARE


Storia di un'avventura... ARALDICA

Estate, tempo di vacanze… finalmente dopo un intero inverno passato a sgobbare e a fantasticare sulle mete vacanziere, ciascuno di noi, si gode le meritate ferie (o almeno chi può…)

Certo, per noi che abitiamo in una terra bagnata in larga parte dal mare, trascorrere le ferie in un posto diverso, sarebbe quantomeno fuori luogo…

Infatti, fin da bambino, ho sempre trascorso le mie sospirate vacanze al mare, al LIDO MARECHIARO (chi se lo ricorda?), nei pressi del ristorante PROVOLINA (vicinanze Faro e ingresso monumentale della Fiera del Levante)…

Quanti ricordi… quando nella FIAT 500 celeste chiaro di mio padre si andava in dieci persone (giuro), con il portabagagli sul tetto, caricato a “ciuccio”, con ombrellone, sdraio, borsone e… TIELLE di PATATE, RISO & COZZE, preparate da mia nonna materna… mmm….

E poi arrivati lì, in spiaggia, armati di paletta, secchiello e formine… e giù a costruire enormi castelli di sabbia… BEI TEMPI

Qualche anno dopo, più grandicello, mi spostai di qualche centinaia di metri, andando alla spiaggia per eccellenza dei baresi medi, LIDO SAN FRANCESCO (da non confondere con la meta per eccellenza dei baresi VIP, ossia IL TRAMPOLINO)...

Tutte le mattine, con i miei amici, cercavamo il sistema migliore per entrare nel lido, senza pagare, riuscendoci regolarmente…

Il sistema più efficace era quello di riuscire a individuare già nell’Autobus numero 5 (che portava dalla stazione fino al quartiere di Fesca), le persone che entravano nella struttura con la tessera…

A questi, chiedevamo gentilmente:

1) Se, per caso, avessero avuto una tessera in più (e in qualche raro caso entravamo così);
2)  Oppure di aspettare che ci spogliavamo, consegnando i nostri vestiti e le nostre borse ed entrando dal mare (lato Hotel 7 Mari), facendo un largo giro in acqua…

… e tutto questo, sempre e solo, per raggiungere le signorine, nostre spasimanti, che erano già lì (dalle 8.30), armate di creme solari abbronzanti e che facevano nervosamente su e giù, sulla passerella del lido, guardando di continuo l’orologio, seguite dallo sguardo bonario e un po’ complice delle loro mamme….

PANTA REI dicevano gli antichi greci (tutto scorre e tutto passa) e si arriva ai giorni nostri, quando, ormai sposato, decisi insieme a mia moglie, il luogo dove trascorrere le tanto agognate vacanze…

Molto spesso al mare, come dicevo, ma un anno, complice anche la difficoltà di ottenere giorni di ferie, a causa di cambiamenti sul lavoro per entrambi, riuscimmo a ritagliarci una settimana di relax in un Resort in collina, in provincia di Arezzo, esattamente a Monte San Savino…

Ed è lì che si svolsero i nostri guai…

L’estate del 2007 passerà alla storia come quella che per la prima volta mi ha visto trascorrere un periodo classico di ferie in un posto diverso dal mare…

Sia io che mia moglie avevamo cambiato da poco lavoro e pertanto eravamo riusciti ad ottenere entrambi la sola settimana di ferragosto di ferie e, piuttosto che andare al mare, decidemmo insieme di trascorrere un periodo rilassante al fresco di qualche collina toscana…

Scelta la location e il Resort, arrivò il giorno della partenza…
Arrivati sul posto e dopo aver sbagliato strada almeno tre volte (nonostante cartina e Tom Tom), trovammo finalmente il Relais che si ergeva al culmine di una salita ripida e inerpicata e che dominava l’intera Val di Chiana…

Paesaggio stupendo e rilassante… in lontananza scorgevamo le classiche mucche toscane (le cosiddette chianine) che pascolavano in maniera lenta e noiosa…

Il Resort, però, era la base di appoggio di una vacanza on the road che mia moglie aveva progettato a mia insaputa…

Ogni giorno, infatti, mi obbligava a percorrere da 200 a 300 km per raggiungere ora Orvieto, poi Perugia, Cortona, Assisi, Siena, Montepulciano, ecc. …

Partivamo al mattino presto, dopo colazione e tornavamo prima di sera, poiché era particolarmente sconsigliato affrontare al buio, la salita che conduceva al Resort…
Anche perché ci passava appena una macchina e se fosse sbucata un’altra in senso inverso…
E’ meglio che non ci penso, sennò ancora adesso che scrivo, mi vengono i brividi lungo la schiena…

Almeno le lunghe passeggiate in auto e poi a piedi (una volta raggiunta la meta prestabilita), avevano come risultato finale che a cena, potessimo scatenarci con le pietanze servite al Resort…

Non si contano, infatti, le numerose bistecche alla fiorentina consumate in quella settimana (e vorrei vedere… a pranzo, un panino al volo e poi via… armati di foto e videocamera.)

Un bel giorno avevamo deciso di andare a visitare, tra l’altro, Foligno, Spello e poi Cortona…
Lungo la strada avevo notato una contrada che portava il mio cognome… era un luogo con delle indicazioni ben precise, anche sulla cartina…

Mi era venuto in mente di fare una deviazione per vedere cosa ci fosse d’interessante in questa Contrada ROMITO, ma mia moglie mi fece desistere, promettendomi, però, che al ritorno, ci saremmo avventurati per questa strada di campagna…

La giornata trascorse tranquilla e al ritorno, effettivamente deviammo per Contrada ROMITO…

Questa era una strada larga e asfaltata per circa 1 km, durante il quale, però, non trovammo nulla se non alcune indicazioni di un ristorante pizzeria e una veduta panoramica…

La strada si faceva man mano più stretta, in salita e, a un certo punto divenne sterrata…

Erano anche le 18.30 e mia moglie cominciava a sentirsi inquieta, chiedendomi di desistere e di tornare indietro…

Per la verità anch’io stavo perdendo le speranze di trovare qualcosa d’interessante… anzi… semmai avevo deciso di cercare un punto della strada che fosse stato leggermente più largo, in modo tale da fare la manovra d’inversione di marcia e tornare dalla mia tanto sospirata… BISTECCA.

Al termine di un’ennesima curva in salita, notai un piccolo allargamento e decisi che lì avrei compiuto l’inversione a U… avevamo percorso, a occhio e croce, circa 6 km lungo questa famigerata Contrada ROMITO, senza aver visto lo straccio di una vista panoramica o sentito l’odore di una pizza…

A quel punto rallentai, guardai gli specchietti e iniziai la “giravolta” e….

Per guardare dalla mia parte, perché c’era una siepe molto fitta, non mi accorsi che dall’altra parte la strada era… FINITA…

Precipitammo in una specie di cunetta alta circa mezzo metro che fece inclinare paurosamente l’auto sul nostro lato destro…

MOMENTI DI PANICO e di nervi a fior di pelle (vi lascio immaginare)… ma dopo cercai di riprendere in mano la situazione… tentai un paio di volte di accelerare, al fine di rimettermi in posizione diritta…

L’unico risultato che ottenni fu che, essendoci del fango, la ruota andò a impantanarsi sempre di più…

Erano 18.50… uscimmo dalla macchina (dalla mia parte) e chiamai l’ACI…

La signorina del call center si scompisciava dalle risate, poiché era incredibile, per lei, che il Sig. ROMITO di Bari si era perso e chiedeva aiuto, trovandosi in… Contrada ROMITO in provincia di Arezzol’avrei strozzata, giuro

Dopo questo lungo siparietto e dopo ben tre telefonate, mi annunciò che il carro attrezzi più vicino (a circa 20 km) avrebbe raggiunto il posto, appena possibile…

Momenti di attesa lunghissimi che parevano un’eternità…
Erano le 19.15, quando finalmente “la cavalleria” raggiunse i nostri disperati…

Il carro attrezzi m’informò che l’operazione sarebbe terminata in circa mezz’ora al modico prezzo di € 210,00 (giacché era anche domenica)…

Tornammo al Relais, appena prima del tramonto, in silenzio e con la fame che ci era passata… 
I nostri amici che avevamo conosciuto in quella struttura, si meravigliarono del fatto che non rimanemmo a cena con loro…

Anzi… da quella sera niente più bistecche e soprattutto l’orario massimo del ritorno divenne le 18.30…

Da quella volta, le nostre vacanze le trascorriamo al mare e se, durante il viaggio, dovessimo incontrare una strada contrada che promette pizzerie o vedute panoramiche, sia io sia mia moglie sorridiamo e … FACCIAMO IL GESTO DELL’OMBRELLO, tirando dritto per la nostra strada…

Che si chiami ROMITO oppure no…

sabato 2 giugno 2012

ABBIAMO VINTO LA COPPA DAVIS

BENEDETTA PROMOTER

Ormai ci siamo… scaldate i motori e fra qualche giorno inizia ufficialmente l’Estate….

Già… che bella stagione… con il sole, il caldo, il mare e… le zanzare…

Per la verità, a casa mia, l’Estate non arrivava con i primi caldi, bensì con le prime liti per strada o sui balconi…

Era bellissimo vedere e sentire le nostre brave massaie urlare e sbraitare e buttarsi i secchi d’acqua appresso… per poi salutarsi calorosamente la mattina dopo, al mercato… TEMPI ANDATI

Tornando alle zanzare…

Avete notato che ce ne sono sempre di più? E soprattutto sono diventate tecnologiche… direi quasi… telecomandate…

Al giorno d’oggi, abbiamo zanzariere dappertutto, ma loro trovano sempre il modo per entrare e “banchettare”…

L’anno scorso, però, riuscii a trovare un sistema per tenerle lontane da casa… o meglio… una volta entrate, facevano una brutta fine…

E non sto parlando di tutti quei prodotti come VAPE, KRISS, KROSS, ecc.

Un sabato mattina di assoluto relax, decisi di andare in un centro commerciale (mi direte… capirai che fantasia?)…

Mia moglie mi aveva fatto una piccola lista della spesa di quattro pagine di foglio protocollo che usavamo a scuola per i compiti in classe…

 
Arrivato nell’ipermercato (confesso), mi lasciai sedurre dalla vista di una procace promoter che vendeva uno strano aggeggio, a forma di racchetta da tennis (ma più piccola)…



Questa affermava che l’attrezzo era un vero portento contro le zanzare… mi lasciai conquistare (dall’aggeggio… è evidente, no?)…



Tornato a casa con le mani occupatissime di borse strapiene di spesa, mia moglie immediatamente notò un acquisto non previsto da lei…

Subito cominciò a rimproverarmi perché si spendono soldi inutili e che forse sarebbe stato meglio riportarlo indietro…

Io le dissi di provarlo prima e poi, eventualmente, l’avrei riportato personalmente alla promoter, così l’avrei persino rimproverata…

In men che non si dica, ecco arrivare le prime zanzare…

Allora mia moglie corse in bagno, s’infilò il kimono da judoka e la fascia bianca con il sol levante in fronte e impugnò la racchetta…


Altro che Francesca Schiavone… da quel giorno, in una mano ha la racchetta e con l’altra cucina, stira, lava, ecc. …



IO: <<Amore perché non la fai provare anche a me, ogni tanto?>>.

<<Oppure torno all’Auchan e ne compro un’altra?>>… semmai.



Devo dire che anch’io sono diventato un campione… Infatti, non so più QUANTE COPPE DAVIS ABBIAMO VINTO…

Oh… le zanzare muoiono stecchite… basta premere un tasto sulla racchetta e mimare un diritto o un rovescio (fate voi) e c’è una scintilla omicida… BEATA PROMOTER

Ah dimenticavo…

Da quel giorno, a fare la spesa ci andiamo insieme, però diamo sempre uno sguardo a tutte quelle diavolerie tecnologiche (proposte dalle promoter) che potrebbero migliorarci la vita…