Quella
mattina VITUCCIO era piuttosto
inquieto: passeggiava nervosamente nel soggiorno di casa, aveva già piegato[1]
due birre da 3/4 e stava andando nel freezer a prendere la terza...
<<MOCC A SSORD sono finite.>>, imprecò...
Subito
afferrò il telefono. Si rese conto che glielo avevano staccato e allora si
affacciò fuori dal sottano[2]
di Bari Vecchia (Strada del Carmine) e intravide una figura a lui familiare:
<<PIERINOOOOOOO, portimi due casse di birre...
veloce![3]>>
Pierino della birra era già davanti a lui, pronto a consegnargliele.
Quando
questi fece la mossa di tendere la mano per essere pagato, Vituccio lo mandò a
quel paese e gli disse di segnare sul libro-cassa dei copponi[4]
della cantina.
Dopo
aver risolto questo problema, ecco che se ne presentò subito un altro:
<<UFF… e ci è stamatine?[5]>>
Il
problema era parecchio grave... non sapeva cosa indossare quando sarebbe andato
da Lei, la sua amata NANNINA.
Aprì
l'armadio e pensò:
<<Mi metto l'abito grigio chiaro della
comunione, con camicia bianca e papillon nero? NO TROPPO COZZALO![6]>>
<<Allora forse è meglio i jeans
neri con le toppe verdi fosforescenti alle ginocchia? NO TROPPO DA TOPINO.>>
Quando stava x perdere le staffe si accorse di un completo cui teneva molto e che... ne era sicuro... sarebbe piaciuto tanto anche a Nannina: UN'ELEGANTISSIMA TUTA ACETATA ROSSO FOSFORESCENTE DELLA FERRARI, CHE AVEVA AVUTO IN OMAGGIO DA FELIPE MASSA.
Ora
si trattava di far ulteriormente colpo su di lei: ma come?
Gli
venne in mente un'idea. Chiamò subito il suo fraterno amico:
<<MINGUCCIOOOO... portimi a lavare L'APECAR...
muvete![7]>>
Già
il suo mitico APECAR... quante
battaglie...
Quante
corse con la polizia alle calcagna... sempre regolarmente seminati!
L'APECAR
era giallo ocra con un grande ASSO DI BASTONI sul fronte, la scritta CHI MI INVIDIA CREPA sul top del parabrezza,
una grossa marmitta in stile “camion del Nord America” ma, soprattutto, nell’abitacolo,
una serie di corni appesi, contro il malocchio.
Vituccio
era leggermente scaramantico... ma GUAI A FARGLIELO NOTARE.
Quando
Minguccio tornò dalla sua
commissione, con l'APECAR tirato a lucido, restava l'ultimo dubbio, prima della
grande partenza verso il castello della sua amata:
<<CHE COSA CI PORTO? IL BAR REX[8]
STA PURE CHIUSO.>>
Allora
il nostro eroe, indossata la sua acetata rossa, rigorosamente aperta fino
all'ombelico, varcò la soglia del sottano e inizio a camminare lungo la strada.

L'apertura della giacca, poi, mostrava chiaramente solo uno dei suoi 37 tatuaggi sparsi su tutto il corpo...
Vi era raffigurato il carcere di Bari con sotto la scritta MAMMA PERDONAMI.
Mentre
Vituccio era già arrivato a percorrere parecchi metri, in prossimità di piazza
San Pietro (nei pressi del Monastero di S. Scolastica), intravide finalmente la
donna che gli avrebbe risolto l'ultimo problema della mattinata: FINELLA, la Regina della Popizze e delle
Sgagliozze[10].
Lei,
seduta, tutta vestita di nero, con i lunghi capelli bianchi raccolti in un tuppo[11],
gli chiese:
<<Ciù uè?[12]>>
<<Finella, fammi 3 kg di sgagliozze e 2 kg di
popizze... e segna mi raccomando>>
E
così, felice per aver trovato il giusto regalo con cui presentarsi dalla sua
amata, Vituccio tornò a casa, entrò nel suo luccicante APECAR, salutato da
un'ovazione della folla e partì, sgommando, alla volta di Parchitello[13].
Cosa
succederà nel prossimo episodio?
TO
BE CONTINUED
[1]
consumato
[2]
Basso (locale adibito sia come abitazione e sia come deposito, situato nei
centri storici)
[3]
Non è un errore di grammatica: nella forma dialettale barese l’imperativo PORTAMI diventa PORTIMI
[4]
debiti
[5]
Forma dialettale barese che significa: <<Uffa… e cos’è stamattina?>>
[6]
tamarro
[7]
sbrigati
[8]
Importante bar della città, situato in Corso Vittorio Emanuele
[9]
Grossa collana
[10]
Finella, la Regina delle Pettole e dei quadratini di polenta fritti (ottimi…)
[11]
Chignon (particolare acconciatura tipicamente femminile)
[12]
<<Cosa desideri?>>
[13]
Zona residenziale periferica barese a ridosso del comune di Noicattaro (BA)
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